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LA STANZA (1976-1977)

Galleria La Stanza

9 Aprile - 6 Maggio 1977

All’incirca un anno fa l’apertura de “La Stanza” veniva annunciata su laconici ciclostili affidati alle mura della città in cui viviamo con un ambiguo “si apre la stanza”. Quella ambiguità non doveva essere più risolta se molta gente più tardi lamentava di non avere mai saputo che cosa questa stanza fosse. Allora infatti si preferì abdicare alla spiegazione perché la risposta tout court “la stanza è un centro d’arte” avrebbe rimandato chi leggeva all’idea precisa, stereotipa, convenzionale di centro d’arte e dunque la proposizione avrebbe fornito una falsa informazione e comunque una informazione aliena dagli intendimenti di chi la forniva. D’altronde come spiegare in maniera concisa e non ambigua che la stanza è una stanza, cioè un luogo, uno spazio in cui si fa arte e non una galleria d’arte. La distinzione non è verbale: la stanza non nasce o beneficia della pubblica assistenza né è riferibile all’iniziativa o al nome di un privato, al personaggio del “gallerista”, ai suoi soldi tantomeno ai suoi gusti, alla sua linea; è però un centro in cui si vuole fare arte sfuggendo (o proprio per sfuggire) ai canali convenzionali attraverso cui ESSA è materialmente possibile, in cui si sperimenta la faticante strada dell’autogestione economica e decisionale – hélas, amato Don Quijote, – in cui l’attività viene svolta senza preoccupazioni di corrente e ansie di omogeneità. Qui di seguito sono documentate le proposte prensentate in questo primo anno di lavoro da antonio Borzì, Bruno Ceccobelli, Alberto Di Stasio, Stefano Di Stasio, Claudio Fazio, Francesco Giuseppe Gallo, Luigi Mangone, Salvatore Marrone, Francesco Mirone, Piero Pizzicannella, Arnaldo Sanna.  

Renata Bornoroni, 1977